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UTILITA' > Start-up e PMI innovative

Vuoi costituire una nuova impresa innovativa?


Dopo le agevolazioni per le Start-up innovative introdotte nel 2012 arrivano, nel 2015, quelle per le PMI innovative. A coniare questo nuovo termine è stato il decreto Investment compact, che ha previsto per la nuova categoria di imprese diversi benefici, tra i quali: semplificazioni, avvio di impresa più veloce e vantaggi fiscali che si estendono anche agli investitori, come già avveniva per le start-up innovative. Ma cosa differenzia le Start-up innovative dalle PMI innovative?


Start-up innovative


COSA SONO - Per start-up innovativa si intende un’impresa che:

  • sia di nuova costituzione, oppure che sia attiva da massimo 48 mesi;
  • non distribuisca utili e abbia ricavi annui inferiori a 5 milioni di euro;
  • offra un prodotto o servizio ad alto contenuto tecnologico, anche se non necessariamente tutelato da brevetto o marchio;
  • abbia una percentuale di investimenti in R&D pari al 15% del maggior valore tra fatturato e costi.

QUALI VANTAGGI OFFRONO - Per le start-up innovative sono previsti:
  • esonero dal pagamento annuale alla Camera di Commercio;
  • credito d’imposta per assunzione di personale altamente qualificato;
  • deroghe alla disciplina sul diritto del lavoro (le start-up innovative possono assumere con contratti a tempo determinato anche di sei mesi e rinnovabili senza soluzione di continuità);
  • incentivi agli investimenti per imprese dei settori sociale ed energia;
  • disciplina speciale per fallimento.


DOCUMENTAZIONE UTILE PRELEVABILE:

Guida sintetica sugli adempimenti societari (a cura delle Camere di Commercio)

Testo integrale del D.L. n. 179 del 18.10.2012

Testo integrale del decreto attuativo del 30.1.2014

PMI (Piccole Medie Imprese) innovative


Il 25 gennaio 2015 è entrato in vigore il Decreto Legge n. 3 del 24.1.2015 (c.d. “Fiscal Compact”), che ha introdotto nell’ordinamento giuridico un nuovo tipo di società: la Piccola Media Impresa Innovativa (“PMI Innovativa”) ed alcune importanti novità sull’equity crowdfunding.


L’integrazione con le norme pre-esistenti nel c.d. Decreto Crescita 2.0 induce a rinominare il corpo normativo “Decreto Crescita 3.0”. Vediamone le novità.


1) PMI: il decreto si applica alle PMI, cioè alle società indicate dalla raccomandazione 2003/361/CE, vale a dire imprese:

  • che occupano meno di 250 persone;
  • il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro;
  • oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro.
All’interno di detta categoria ci sono micro-imprese, piccole e medie imprese, tutte incluse nel concetto di PMI. Il Decreto precisa che dette società non devono già essere quotate su un mercato regolamentato, né essere iscritte come start-up innovative.

2) INNOVATIVE: sono le PMI dotate di almeno due requisiti sui seguenti tre:
a. spesa in ricerca e sviluppo in misura uguale o superiore al 3 per cento del maggiore fra costo e valore totale della produzione, risultante dall'ultimo bilancio approvato e sono descritte in nota integrativa;
b. impiego come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo:
di dottori, dottorandi di ricerca o laureati che abbiano svolto almeno tre anni di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, per almeno il 20% della forza lavoro complessiva;
di laureati magistrali per almeno il 33% della forza lavoro complessiva;
c. titolarità o licenza di almeno:
una privativa industriale, relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale;
ovvero titolarità (e non licenza) dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario.

La PMI Innovativa è tenuta ad avere la certificazione dell’ultimo bilancio (ed eventualmente del consolidato), anche ove i due requisiti scelti non riguardino la quota di investimento allocata in ricerca e sviluppo. Si tratta di un onere economico non indifferente, evidentemente posto in relazione allo sfruttamento degli incentivi e alla esigenza di salvaguardare la fiducia di potenziali investitori.

3) REGISTRO DELLE IMPRESE: è prevista una procedura analoga a quella delle start-up innovative per la registrazione delle PMI Innovative in un’apposita sezione speciale del Registro delle Imprese e per il mantenimento della registrazione.

4) NAZIONALITA’: l’intervento normativo in materia di nazionalità riguarda non solo le PMI, ma anche le start-up innovative. Mentre nel testo previgente le start-up dovevano essere “società di diritto italiano ovvero una Societas Europea, residente in Italia”, adesso per PMI e start-up non c’è più una limitazione sulla nazionalità, sostituita dal requisito della residenza; la società di capitali può anche essere straniera purché sia residente in Italia o in uno degli Stati Membri dell'Unione Europea o, addirittura, in Stati aderenti all'Accordo sullo Spazio Economico Europeo (EESA), e purché' abbia una sede produttiva o una filiale in Italia.

La norma ha evidentemente finalità di attrazione di aziende estere, in linea con le altre misure del Governo come ad es. lo Start-Up Visa, e con la normativa sull’equity crowdfunding, molto più favorevole rispetto ad altri Paesi comunitari.

5) BENEFICI CONCESSI: alle PMI Innovative si applicano i seguenti benefici, già disegnati per le start-up innovative:

a) deroghe di diritto societario previste dall’art. 26 del Decreto Crescita 2.0:
  • prolungamento del termine per la riduzione delle perdite a meno di un terzo del capitale sociale;
  • definizione di diverse categorie di quote con diversi diritti;
  • emissione di quote di risparmio;
  • disapplicazione delle norme sulle società di comodo;
  • possibilità di operazioni su quote o azioni proprie in funzione di piani di stock options;
  • esonero dell’imposta di bollo, del diritto di segreteria del registro delle imprese e dei diritti annuali delle Camere di Commercio;
b) accesso al work for equity come previsto dall’art. 27 del Decreto Crescita 2.0;
c) accesso gratuito al Fondo di Garanzia.

6) BENEFICI ESCLUSI: invece, alle PMI non si applicano i seguenti benefici già concessi alle omologhe start-up:
  • non si applicano le misure di semplificazione per le assunzioni di personale;
  • non si applicano le disposizioni in materia di lavoro (contratti, flessibilità, termini, retribuzioni alternative, ecc.) previste dall’art. 28 del Decreto Crescita 2.0;
  • non si applicano i benefici in materia di crisi dell’impresa e fallimento.

7) INCENTIVI FISCALI: i rilevanti incentivi fiscali previsti per chi investa in start-up dall’art. 29 del Decreto Crescita 2.0 sono estesi alle PMI Innovative costituite da non oltre 7 anni, nel rispetto delle condizioni e dei limiti previsti dall'articolo 21 del Regolamento UE n. 651/2014 del 17 giugno 2014 sugli aiuti di Stato.

Vale la pena ricordare la misura dei benefici fiscali:
  • le persone fisiche hanno diritto ad una detrazione del 19 per cento della somma investita, con un limite massimo di 500.000 euro per periodo d’imposta e a condizione che la partecipazione non sia disinvestita per due anni;
  • le società hanno diritto ad una deduzione dall’imponibile del 20 per cento della somma investita, con un limite massimo di 1.800.000 euro per periodo d’imposta e a condizione che la partecipazione non sia disinvestita per due anni;
  • pur non essendo esplicito, si deve altresì ritenere che per le PMI a vocazione sociale così come definite all'articolo 25, comma 4 e per quelle che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico la detrazione per le persone fisiche è pari al 25 per cento della somma investita e la deduzione per le società è pari al 27 per cento della somma investita (in proposito si auspica un chiarimento nella legge di conversione).
Tuttavia, la tecnica normativa non chiarisce il senso del richiamo agli esercizi 2013, 2014 e 2015 nell’articolo 29 del Decreto Crescita 2.0, e quindi se l’incentivo valga solo per il 2015, o se valga per tre anni dall’approvazione della norma. La situazione è complicata dall’obbligo di certificazione del bilancio per l’esercizio precedente a quello in cui si consegue la qualifica di start-up innovativa. Su questo punto è indispensabile un chiarimento in sede di conversione del Decreto Legge.


Equity crowdfunding


Il Decreto Legge 24.1.2015 n. 3 ha modificato anche il Testo Unico della Finanza (Decreto Legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, di seguito TUF), utilizzando una discutibile tecnica normativa: mentre la definizione delle start-up innovative era nel Decreto Crescita 2.0, la definizione delle PMI Innovative è stata inserita direttamente nel TUF.


Proprio nel TUF modificato troviamo ora una mini-riforma dell’equity crowdfunding, che non risponde sufficientemente alle invocazioni univocamente espresse dal mercato da oltre un anno.

L’equity crowdfunding, infatti, già consentito per le sole start-up innovative, non è stato ancora esteso a tutte le PMI; riepilogando, da oggi, esso è utilizzabile per raccogliere capitale di rischio per:
  • start-up innovative (dal 2012);
  • PMI Innovative;
  • organismi di investimento collettivo del risparmio (c.d. OICR) che investono prevalentemente in start-up innovative e in PMI innovative;
  • società di capitali che investono prevalentemente in start-up innovative e in PMI innovative.

La prima novità, quindi, è quella delle PMI Innovative descritte sopra.

La seconda novità colpisce invece il mondo della finanza, o meglio quella parte della finanza che investe in innovazione. Non solo si potrà collocare on-line il capitale di una società innovativa, ma anche quello di un veicolo di investimento specializzato, una struttura di venture capital che abbia come attività prevalente quella di investire in diverse start-up e PMI innovative.

Gli OICR sono i fondi comuni di investimento o le SICAV; il loro patrimonio deve essere gestito da un Società di Gestione del Risparmio (SGR) e sono sottoposti alla vigilanza della CONSOB e della Banca d’Italia. Ove la campagna di equity crowdfunding fosse gestita da un OICR si otterrebbero due importanti risultati:
  • la ripartizione del rischio su più progetti in una logica di portafoglio;
  • la liquidità dell’investimento, poiché le quote di OICR sono correntemente scambiate, al contrario delle quote di start-up o PMI.

Le società di capitali, invece, sono tendenzialmente veicoli di investimento più chiusi di un OICR, a servizio di un gruppo ristretto di investitori. La professionalità che le contraddistingue intimamente farà sì che operino in una logica di portafoglio, ma la liquidabilità dell’investimento non è comparabile a quella di un OICR.

Mentre fino ad oggi fondi e venture capitalist svolgevano raccolta di capitale solo presso investitori professionali o nei salotti della finanza, oggi l’accesso è potenzialmente aperto a tutti con una evidente democratizzazione dell’accesso ai benefici (e ai rischi) dell’investimento in innovazione.

 
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